• L'unica lista davvero civica fatta da cittadini per Sarzana
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Elogio all’inciucio

INCIUCIO: parola tra le più usate e vituperate della campagna elettorale e della politica italiana in genere. Basta che due si parlino per essere sospettati e/o accusati di inciucio. L’establishment politico è per definizione “inciucione”, chi vuole abbatterlo grida all’inciucio. Per il dizionario Hoepli è un sostantivo “dispregiativo” e viene definito così: “Accordo di basso livello fra forze politiche ufficialmente contrapposte, col solo scopo della spartizione del potere”. Di origine onomatopeica, la parola nasce dal verbo inciuciare, parlar sommessamente, spettegolare e di qui il sostantivo pasticcio, intrigo, accordo improprio, pastrocchio tra diversi. Una pratica da comari napoletane sedute fuori dai bassi nel vicolo. Di là dalle Alpi si prediligono termini più solenni, Grosse Koalition, Union sacrée. Qui da noi, in modo più casalingo, larghe intese, espressione del consociativismo pudìco.

Necessità di distinguere tra “inciucio” e “accordo”. L’inciucio prevede scambi inconfessabili e poco puliti: soldi? poltrone? in cambio di un’intesa politica. Ma, appunto, grazie al cielo, esiste anche la parola “accordo” (con tutte le sue declinazioni: patto, intesa, contratto, etc) che, da che mondo è mondo, regola in positivo la vita dell’uomo. Accordo (e contratto) è il matrimonio (ma anche il divorzio), intesa è il contratto di lavoro; contratto è quando acquistiamo qualcosa di importante (una casa, una macchina, un viaggi0), contratti ne fanno continuamente le aziende per vendere o comprare ciò che producono e ciò che serve per produrre. Accordi li fanno gli Stati per evitare (o concludere) guerre e tensioni. Contratti li fanno i calciatori, gli artisti, ma c’è anche un contratto tra ciascuno di noi e lo Stato per cui nel momento stesso in cui siamo cittadini, abbiamo diritto a un’assistenza sanitaria e a una pensione.

Insomma, la nostra vita è costellata di accordi, il mondo fa accordi continuamente, la politica non dovrebbe fare altro: accordi, ma per il bene comune.

Il sistema partitico ha fagocitato avidamente una casta di politici e politicanti, preoccupati ad ogni tornata elettorale dell’occupazione della poltrona e delle istituzioni, a coltivare le clientele e ad agire non per il bene comune ma per conto della propria segreteria di partito.

Sarzana in Movimento esclude alleanze con politici e politicanti che sono parte integrante del sistema dei partiti politici, del sistema obbediente alle segreterie di partito, del sistema che cerca l’inciucio. Per cosa? Per la poltrona? Per la mera occupazione del potere?

Parte della spinta civica è costituita dal tentativo di dare espressione all’idea che la politica non debba speculare elettoralmente sui problemi della gente, ma debba in un tempo ragionevole risolverli.
S
pesso “risolvere” vuol dire agire in un livello di connessioni territoriali e settoriali in cui il micro-locale non e’ ambito di soluzioni possibili per moltissime questioni.

La dimensione di consensi che una lista civica può raccogliere è tale da poter essere determinante per il peso specifico che potrebbe dare a uno schieramento piuttosto che ad un altro, rilevante per il politico di turno che chiede l’appoggio alla propria coalizione per avere una sicura e più ampia maggioranza.
La capacità di “far politica” e non solo di “rappresentare problemi” è basilare per imporre regole, appunto regole nel far politica.

Avete mai pensato a cosa passa nella testa di un maratoneta mentre percorre quegli interminabili 42 km e 195 metri?

“I grandi si allenano in solitudine e diventano campioni, incontrano il lato selvatico e la loro vita inizia a correre. Segui le vie del cuore e non ti preoccupare, correre a volte è rallentare. Correre è non avere fretta”.

E noi, di fretta, non ne abbiamo.

 

Sarzana in Movimento Francesco Corcione

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