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Il Manifesto

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Sarzana, 08/09/2017

IL MANIFESTO DI SARZANA IN MOVIMENTO

E’ chiaro a tutti i cittadini che ormai, da troppo tempo il sistema dei partiti (in aperto contrasto con il ruolo che la Costituzione gli ha demandato) abbia generato una vera e propria casta di professionisti della politica, più votata ad occupare le istituzioni, a coltivare le clientele e ad agire in subalternità dei potentati economico-affaristici che a concepire e praticare modelli di buona amministrazione del bene comune e degli interessi collettivi.

L’esperienza politica e sociale vissuta da molti di noi in questi anni ci ha insegnato che non sono sufficienti petizioni, referendum autogestiti, assemblee, manifestazioni, conferenze scientifiche in piazza, esposti alla magistratura, ricorsi al Tar e interventi sulla stampa per condizionare la politica locale e ricondurla alla sua funzione propria di “servizio alla cittadinanza”.

Nasce quindi da questa “nuova consapevolezza” l’esigenza di organizzarci (per essere protagonisti diretti) in un’associazione di liberi cittadini che ha deciso di chiamarsi

Sarzana in movimento.

Siamo convinti che l’amministrazione odierna continui a compiere scelte inadeguate privilegiando “alcuni privati” a scapito di scelte pubbliche sostenibili.

Dal piccolo locale, alla parrocchia che vuole fare business sotto l’oratorio, alla grande holding finanziaria (come nei progetti Botta e Marinella) e favorendo gli insediamenti commerciali della grande distribuzione, difendendo un modello che ha prosciugato la linfa vitale della città, mentre il nostro bilancio comunale crolla sotto il peso di debiti milionari, la cui origine si nasconde tra le pieghe di conti e riscontri incerti e vicende fumose, riguardanti società partecipate inutili e spesso mal gestite che  si sommano ad una incapacità di fondo di ottimizzare le già poche risorse disponibili.

Nel nostro territorio il degrado ambientale sembra inarrestabile e il consumo del suolo e la cementificazione hanno raggiunto livelli insensati e non più sostenibili, con totale mortificazione della vocazione sarzanese al turismo e all’agricoltura.

Interi habitat naturali ed aree verdi, come il fiume Magra o i Bozi, sono pieni di discariche, occultate alla vista o platealmente visibili, in pieno spregio di ogni norma vigente e di un vivere sano e dignitoso, mentre una distesa di capannoni, mai utilizzati e fatiscenti, languono un po’ovunque, a triste testimonianza cittadina, di un’idea di sviluppo industriale del territorio vecchia e fallimentare, offendendo un paesaggio che nonostante tutto, molte regioni comunque ci invidiano.

La viabilità cittadina ha raggiunto livelli parossistici: i lavori su strade irrinunciabili sono fermi da anni, mentre mezzi di soccorso stentano a passare.

L’aria spesso è irrespirabile.

I parcheggi a pagamento restano desolatamente vuoti sostituiti da un accatastamento dei veicoli in ogni luogo utile ad intasare marciapiedi e giardini, mentre l’amministrazione “promette” l’allargamento delle varianti, strade fantasma nello stadio o sottopassi dimenticati.

Siamo convinti che il decoro urbano non sia “un optional” a cui si possa rinunciare.

La manutenzione delle strade è di fatto quasi inesistente.

Molti edifici abbandonati a se stessi (come la scuola del XXI Luglio), sono il biglietto da visita che offriamo ai turisti che, già spaventati dalla nostra disastrosa stazione ferroviaria, guardano con stupore lo stato generale di degrado (anche di un edificio dove generazioni di sarzanesi hanno studiato, che ora colpevolmente cadente resta in attesa di una nuova fantasiosa iniziativa speculativa).

La raccolta dei rifiuti “porta a porta”, dovrebbe essere fonte di virtuosa gestione degli stessi, educazione e partecipazione per i cittadini, strumento di riduzione dell’inquinamento e della spesa per ogni famiglia, mentre purtroppo oggi è invece gestita in maniera incerta con evidente e grave difficoltà.

La sigla ACAM per noi sarzanesi si commenta da sola, ricordandoci quotidianamente anche come continuiamo a pagare a caro prezzo l’acqua, grazie a una attuale dirigenza comunale che non ha mai applicato l’ordine del giorno della precedente consigliatura, nel quale tutto il consiglio comunale aveva votato all’unanimità il ritorno all’acqua pubblica.

A Sarzana esiste un’urgente necessità’ di maggior sicurezza che gli attuali amministratori “faticano” ad affrontare, disattendendo leggi dello Stato già presenti che, se correttamente applicate, permetterebbero ai cittadini di non avere più paura di uscire di casa o recarsi in luoghi oggi considerati a rischio.

Insieme a questo tema si pongono con urgenza quello dell’immigrazione e dell’accoglienza.

Delinquenza locale e straniera finiscono irrimediabilmente col sovrapporsi, per questo è assolutamente necessario  separare il percorso dell’integrazione sociale, che va migliorata per coloro che veramente vogliono intraprenderlo (ma solo nel rispetto delle nostre leggi e norme di civile convivenza), da quello nefasto della “non integrazione” e della pericolosità sociale e criminale, perseguendo in modo efficace chi pensa che il nostro paese sia terreno fertile per delinquere approfittando di condizioni di abusivismo e degrado.

 

Il lavoro: la drammatica realtà della sua mancanza, è l’evidente risultato dell’assenza di una visione efficace e di una logica rivolta al rilancio dell’economia locale, basata cioè su ciò che offre il territorio (e non è poco), compresa l’intelligenza, la cultura, lo spirito imprenditoriale e la fantasia dei sarzanesi, a cui oggi la sola risposta (in modo particolare ai giovani) sembra essere sempre il solito inqualificabile paradigma “lavoro in cambio di consenso politico ed elettorale”.

Il piccolo commercio, la piccola imprenditoria e gli artigiani locali sono abbandonati a loro stessi, non sostenuti ed indirizzati ad una corretta organizzazione per un turismo accogliente, spesso abbagliati da progetti che si rivelano fallimentari e del tutto privi di un piano organico del commercio che indirizzi ed aiuti la sostenibilità di una attività a rischio.

La sanità pubblica è sempre meno accessibile, mentre il nostro ospedale viene gestito in maniera scellerata.

L’assistenza sociale alle categorie più deboli, i disabili e gli anziani, è gravemente e colpevolmente insufficiente e inadeguata, i risultati non corrispondono nemmeno lontanamente ai costi che come cittadini dobbiamo sostenere e sempre senza soluzione di continuità storica e politica; benefici spesso elargiti con una logica che lascia spazio al sospetto di parzialità’ e favoritismi personali.

I giovani hanno diritto a riottenere gli spazi che questa società sempre più gerontocratica ha loro progressivamente tolto, soprattutto nel tempo libero e nello sport.

Considerandoli niente di più che dei consumatori o semplici spettatori, si alimenta quel senso di straniamento e di crescente disagio che non può passare nell’indifferenza di genitori, insegnanti e amministratori della cosa pubblica.

E’ necessario porre rimedio alla progressiva eliminazione di quegli spazi liberi e gratuiti e autorganizzati (i cortili, i campetti, i giardini), che rappresentavano un’importante palestra di crescita e relazione che non trovano oggi un valido sostituto nelle attività a pagamento, in particolar modo nella pratica sportiva.

Lo sport, praticato a tutti i livelli e a tutte le età, genera educazione, inclusione, crescita sociale e benessere.

La pratica sportiva oggi settorializzata e a pagamento si è allontanata da quel senso educativo e di relazione sociale che faceva da deterrente all’emarginazione ed al disagio giovanile; basti osservare che la fascia di età di minor inclusione sociale si è abbassata drasticamente all’età dell’adolescenza.

E’ indispensabile tentare di riallacciare quella rete di relazioni tra genitori, insegnanti, ragazzi per ricostruire modelli e percorsi che aiutino a combattere l’abuso di alcool e sostanze stupefacenti, il bullismo ed un uso smodato e deformante della rete.

La necessità di cultura, di creatività, di relazioni si scontra continuamente con la mercificazione di ogni attività, la cui proposta deve prioritariamente soddisfare ritorni economici e contabili.

La storia di Sarzana viene rielaborata, riscritta e modellata allo spirito mercantile del momento per celebrarne vecchi e nuovi improbabili fasti.

La gestione del Teatro Impavidi viene appaltata a un’estemporanea commissione di esperti, così come estemporanei e oscuri appaiono i criteri con cui si decidono rappresentazioni artistiche, di costume e sponsorizzazioni che il comune elargisce con i soldi di tutti i cittadini, togliendo di fatto ogni spazio agli artisti che vogliono rimanere indipendenti e non allineati alle logiche puramente di immagine di questa politica che fa bella mostra di sé con lo spettacolo.

La storia di Sarzana viene così diluita, cancellata, dimenticata, senza un’attenta e rispettosa valorizzazione del suo patrimonio artistico e culturale, che da sempre rappresenta il collante naturale del senso di appartenenza di una comunità.

E’ la constatazione realistica che il modo di fare politica di coloro che hanno retto il timone della nostra città, sia stato fallimentare, dannoso e spesso arrogante, tentando di annullare di fatto, con i loro comportamenti il diritto alla partecipazione, alla trasparenza, all’informazione ed alla condivisione delle scelte di tutti i cittadini.

Per queste ragioni, morali, civili e politiche, Sarzana in movimento intende presentarsi come un nuovo e reale punto di riferimento, proponendosi come terminale delle istanze di tutti i cittadini ed insieme provare a cambiare la politica della nostra Città.

Sarzana in movimento diventerà un laboratorio per una nuova proposta del governo della città e presenterà, per le prossime elezioni comunali del 2018, una lista di cittadini ed un programma di governo serio e credibile.

Un progetto che riavvicini alla politica tutti i cittadini di ogni categoria sociale che a Sarzana hanno la speranza in un vero e necessario cambiamento.

SARZANA IN MOVIMENTO

 IL SITO:
www.sarzanainmovimento.it

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339 7549198 (Valter Chiappini)

 

 

 

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