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La linea demoniaca di Marinella.

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Demoniaca? Sì,è   un po’ pesante, ma concedetecelo: solo una possessione non terrena può spingere intere frotte di consiglieri e amministratori, pur di opposte sponde politiche, a negare per decenni con tanta pervicacia l’interesse della propria comunità…

Ma veniamo ai fatti. Ovvero: linea o non linea tre passi avanti! …ma nel privato.

Approvato il “Piano degli arenili e della fascia costiera di Marinella”. O “Piano spiagge”, come lo chiamano impropriamente ma efficacemente i più.

Molto bene! (e male assai…)

Bene!

Bene perchè premia coloro che hanno creduto nella promessa elettorale dell’attuale Sindaco Cristina Ponzanelli di ritirare l’arrogante ricorso al T.A.R. presentato dall’ ex Giunta Cavarra contro le decisioni degli uffici tecnici della Regione Liguria.

Bene perché rende merito alle osservazioni e alle proposte sollevate durante la passata Amministrazione da Sarzana in movimento in Commissione territorio ed in Consiglio comunale ed inviate, assieme a quelle di altri Enti, Associazioni e Comitati, agli uffici regionali che le hanno recepite riportando il piano a limiti di buon senso, ragionevolezza, sostenibilità ambientale.

Bene perché, pur non essendo il massimo dal punto di vista progettuale, è comunque un piano decisamente migliore rispetto a quello sbilanciatissimo, impattante e molto più difficilmente difficilmente sostenibile proposto dall’Amministrazione Cavarra.

Male!

Male perchè dimostra come questa Amministrazione sembra intendere subire, in perfetta continuità con la precedente, l’attuale delimitazione della linea demaniale, che favorisce in modo spropositato gli interessi PRIVATI su quelli PUBBLICI .

Male perchè in tal modo (inspiegabilmente, ora come allora!) lascia cadere nel vuoto le indicazioni della giurisprudenza che imporrebbero la tutela del bene pubblico, nel caso specifico il Demanio Marittimo.

Male perchè norme e giurisprudenza affermano che è sufficiente un dubbio per obbligare Enti ed Uffici preposti al rispetto dell’obbligo di verificare la corretta delimitazione della linea demaniale (e l’ Amministrazione comunale è ben coinvolta in quanto inserita proprio nella “Commissione delimitatrice” con i suoi uffici preposti al demanio).

Male perché nel nostro caso il dubbio è una certezza: per legge, la linea demaniale combacia con i punti in cui arriva l’onda di mareggiata o stagnano i residui palustri da essa lasciati. E’ quindi è chiaro che a Marinella, dove le mareggiate arrivano al retrospiaggia fino alla strada litoranea, il Comune avrebbe tutto il diritto di richiedere l’arretramento dell’attuale linea, portando nel pubblico demanio una notevole striscia di terra ora attribuita al privato (Marinella S.p.a. in liquidazione, formata al 25% ciascuno da Monte dei Paschi, Consorzio Cooperative Costruzioni, Unieco Società Cooperativa, Società Italiana Condotte d’Acqua spa e Condotte Immobiliare spa). Sarebbe sufficiente dare continuità alla linea demaniale “fino alla strada litoranea”, così come correttamente tracciata dalla confinante Marina di Carrara ed oltre!

Male perché questa “mancanza di coraggio” delle nostre amministrazione nel richiedere in tempi rapidi l’arretramento della linea è fonte di una serie infinita di svantaggi, danni e pericoli.
Partendo dal fatto che il piano prevede che i balneatori degli stabilimenti, delle spiagge libere e di quelle libere attrezzate collochino le loro strutture di servizio sulla striscia privata di retrospiaggia, il primo contraccolpo è che l’ente pubblico subirebbe un danno erariale derivante dalla riscossione di canoni di concessione non più commisurati all’area occupata dai “bagni”.
In seconda battuta – sempre posto quello che noi sosteniamo, e cioè che quella striscia dovrebbe essere demaniale – il privato incasserebbe dalla vendita dei vari appezzamenti ai balneatori un importo totale di oltre 10 milioni di Euro per un terreno che prima del “piano spiagge” valeva quasi nulla e che a norma di legge dovrebbe essere pubblico.
Il condizionale è tuttavia d’obbligo: quale balneatore rischierebbe parecchie centinaia di migliaia di Euro nell’acquisto di un pezzo di retrospiaggia sapendo che sul suo capo pendono due pericoli che vanno ben oltre il rischio d’azienda?
Uno è che in un momento successivo all’operazione di compravendita, la Capitaneria potrebbe decidere di procedere all’arretramento della linea spogliando il proprietario del suo bene; l’altro è la famigerata Direttiva Bolkestein, attualmente sospesa, ma che una volta tornata in vigore rimetterebbe a gara le spiagge rischiando di privare lo stabilimento che ha acquistato il retrospiaggia della concessione della spiaggia stessa…

Male perché in tutto il Consiglio comunale, solo la Consigliera Federica Giorgi, del Movimento 5 stelle, ha perorato la causa della revisione della linea demaniale concentrando l’intervento su alcuni dei punti sopra dettagliati.

Male in definitiva perchè il “piano spiagge”, partendo senza la sicurezza della revisione della linea demaniale, vedrà inficiata fortemente sia la partenza degli interventi che la riuscita del piano stesso: come disse in fase di presentazione ufficiale uno dei progettisti, l’ingegnere Chirico, “se anche uno solo dei balneatori non acquista l’appezzamento retrostante il suo stabilimento, il piano è compromesso”.

Ed ecco che la vittoria di chi ha contrastato l’insostenibile progetto dell’Amministrazione Cavarra e la conseguente euforia della nuova Amministrazione Ponzanelli, dovuta all’ approvazione del “piano spiagge” così come modificato dalla Regione in seguito alle istanze ed osservazioni pervenute in sede di V.A.S. (Valutazione Ambientale Strategica) e di inchiesta pubblica, si potrebbero rivelare fini a se stesse, perchè il nuovo piano, come fu per il fatidico “masterplan 2007”,  benchè molto più contenuto del faraonico masterplan, rischia di arenarsi basandosi ancora più su speculazioni private che sulla tutela del bene pubblico e dei giusti interesi dei cittadini e degli operatori.

Approfondimenti:

Come funziona a grandi linee la questione della gestione delle spiagge e del demanio marittimo:

Secondo le normative di legge (Codice Civile e Codice della navigazione) appartengono al Demanio Marittimo (e quindi sono di proprietà pubblica) il “lido e la spiaggia”, laddove per “lido e spiaggia” si definisce la fascia a contatto diretto col mare delimitata del limite  di penetrazione dell'”onda di mareggiata ordinaria e straordinaria” e l'”arenile”, laddove per “arenile” si definiscono quelle porzioni di terraferma, relitti del naturale ritiro delle acque, che conservano attitudini alla balneazione o, comunque , siano di supporto, ancorché indiretto, alle attività di balneazione stessa.

Le piagge, ed arenili, adibite a balneazione sono divise in “stabilimenti balneari” e “spiagge libere e libere/attrezzate”, garantendo alle seconde almeno il 40% del fronte mare del tratto comunale.

Le aree su cui insistono gli stabilimenti balneari vengono concessi in gestione dalla regione a fronte del pagamento di un canone demaniale calcolato in base alla superficie concessa, mentre le aree di spiaggia libera o libera attrezzata rimangono in capo al comune per la gestione e la manutenzione.

Il comune a sua volta può concedere in gestione il tratto di spiaggia libera o libera/attrezzata in cambio della sola manutenzione o anche con corrispettivo economico (come nel caso del Comune di Lerici, che ha messo a bando le sue spiagge libere e libere/attrezzate per 9 anni per circa 300.000 €).

La legge impone, per le spiagge libere e libere/attrezzate, che al termine della stagione balneare (4 mesi estivi) le strutture di servizio vengano smontate e il relativo tratto demaniale, di competenza comunale, riportato alla situazione naturale.

La regolamentazione delle attività e delle strutture di servizio è affidata al P.U.D. (Piano di Utilizzo delle aree Demaniali), che risponde agli indirizzi del P.U.C. (Piano Urbanistico Comunale). Se ne deduce che il “piano spiagge” debba rispondere alle indicazioni di questi due strumenti urbanistici sovraordinati.

Da circa 4 anni, le norme di legge prevedono che gli introiti regionali per le concessioni demaniali debbano essere rigirate ai “comuni frontalieri” per le concessioni ricomprese nel loro territorio (per Sarzana sono circa 82.000 € all’anno), ma solo se il Comune ha un P.U.D. approvato ed applicato.

Veniamo alla situazione attuale, come prospettata nel “piano spiagge”.

Oggi il Comune di Sarzana non ha nessuno dei due strumenti urbanistici sovraordinati al “piano spiagge”:
per il P.U.C. è stata solo affidata la stesura con bando di gara, ma siamo ancora molto lontani persino dalle prime ipotesi,
per il P.U.D. siamo in attesa, da oramai tre anni, che la versione passata in Commissione Territorio sia portata alla verifica del Consiglio comunale per la votazione e l’approvazione.

L’assenza del P.U.C. comporta che il riferimento sia ancora il vecchio P.R.G. (Piano Regolatore Generale), scaduto da più di dieci anni.
La conseguenza è che con un P.R.G. scaduto non si possano effettuare varianti se non “per preminente interesse pubblico” e nel “piano degli arenili e della fascia costiera” ci sono interventi, al di fuori della parte delle spiagge, soggetti a variante al P.R.G. che ben poco sembrano avere di preminente interesse pubblico.
E’ abbastanza lampante che, invertendo l’ordine di approvazione dei piani il P.U.D. debba corrispondere a ciò che si è approvato nel “piano spiagge” ed allo stesso modo il P.U.C. debba corrispondere a ciò che si è approvato nel P.U.D., ovvero nello stesso “piano spiagge”. In caso contrario si dovrebbe rimettere mano al “piano spiagge” adeguandolo alle linee approvate nel P.U.C.
Rimane comunque il fatto che la versione attuale del P.U.D. adottata dall’ Amministrazione, ma ancora da approvare dal Consiglio comunale, non corrisponde alle prescrizioni del piano spiagge dal momento in cui, regolamentando l’organizzazione ed attività delle strutture balneari sul terreno demaniale, non avrebbe efficacia se queste fossero spostate su terreno privato visto che, in questo caso, dovrebbero rispondere ad altre normative di legge, piani e regolamenti comunali.

Il “piano spiagge” è poi concepito in modo che possa partire ed arrivare a compimento solo se tutti i gestori delle concessioni accettano di arretrare le strutture di servizio verso monte per recuperare spazio nelle spiagge erose dalle mareggiate.
Ma questo comporta, attualmente, che ogni stabilimento dovrebbe acquistare il tratto di spiaggia ed arenile che sta oltre l’attuale delimitazione della linea demaniale, così come è stata delineata nel 2011, già allora in palese contraddizione con le norme di legge, favorendo, di fatto, la proprietà privata confinante (la Marinella S.P.A., società costituita appositamente per dare corpo al “Masterplan 2007”, faraonico progetto antecedente il “piano spiagge” composta al 25% da Monte dei Paschi di Siena ed al 75% dalla società S.P.M. – Sviluppo Progetto Marinella -, anche questa appositamente costituita, composta con quote del 25% ciascuna da Consorzio Cooperative Costruzioni, Unieco Società Cooperativa, Società Italiana Condotte d’Acqua spa e Condotte Immobiliare spa. Società oggi in liquidazione per il debito monstre accumulato ed il fallimento del “masterplan 2007”, di cui non si è posato neppure un mattone).

Gli investimenti che i balneatori dovrebbero affrontare sono ben descritti  e dettagliati nello studio finanziario allegato alla prima versione del “piano spiagge”.
Nello studio finanziario si evidenzia come  da parte del Comune “è stato annunciato in merito un intervento finanziario di circa 3 milioni di €” (…ma dove sono? E da dove dovrebbero arrivare!!?? Nel piano triennale degli investimenti non c’è traccia di questo finanziamento.) che andrebbero a sgravare le somme a carico dei “soggetti attuatori” che lo studio così ipotizza (e parliamo già di tra anni fa):
per gli stabilimenti balneari, fra 1.000.000 e 1.200.000 €, compreso l’acquisto del terreno su cui spostare le strutture di servizio,
per le spiagge libere e libere/attrezzate  intorno ai 600.000 €, compreso l’acquisto del terreno su cui spostare le strutture di servizio.
Non sono considerati nel piano il costo degli oneri di urbanizzazione e le convenzioni per la manutenzione delle parti pubbliche.
Il tutto con un piano di ammortizzamento ventennale a cui si dovrà aggiungere il costo degli interessi per chi sarà obbligato ad accendere prestiti o mutui.

Fermo restando che la “direttiva Bolkestein” (norma europea che impone la messa a gara delle concessioni demaniali nel 2020), non è ancora stata definitivamente superata dalla proposta di proroga di 15 anni – comunque inferiore al periodo previsto di ammortamento degli investimenti effettuati, che non ha ancora superato tutti i passaggi parlamentari e governativi (la U.E. minaccia di aprire l’ennesima procedura di infrazione nei confronti dell’ Italia), rimane ancora lo scoglio della revisione della linea demaniale (vedi qui “dove arriva l’onda di mareggiata”).

Ora, al di là della questione di legalità e tutela del bene pubblico, è assolutamente chiaro che, se la linea demaniale fosse correttamente delimitata secondo quanto previsto dalle norme (ovvero: se in base alle evidenze durante le mareggiate straordinarie, anche documentali fotografiche pregresse, la delimitazione comprendesse anche il tratto di arenile che arriva fino alla litoranea dove arriva l’onda di mareggiata – come correttamente è nel successivo tratto di costa da Marina di Carrara ed oltre -) si eviterebbero:
la spesa del soggetto attuatore per l’ “indebito” acquisto dell’area retrostante la spiaggia. Costo che graverebbe poi sugli utenti per garantire l’ammortamento delle spese,
un sicuro danno erariale dovuto al fatto che, non solo l’area da assoggettare a canone regionale (o eventualmente comunale, come nel caso di Lerici) sarebbe inferiore a quella reale di stabilimento, ma, presumibilmente, anche della stessa spiaggia, giacché un bando per la concessione di una spiaggia senza strutture di servizio proprie verrebbe “svalutato” ancora una volta a tutto vantaggio del proprietario delle stesse, costruite in area privata “salvata” da una impropria delimitazione della linea demaniale.

Punto, quest’ultimo, che potrebbe pure avere risvolti giuridici di legittimità condizionando il futuro bando stesso di gara.

Associazione Civica Sarzana in movimento

 

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