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Legna sulle spiagge: un’idea malsana…

0909Un’idea malsana… bruciare sul posto il materiale vegetale spiaggiato. Come periodicamente avviene a causa di forti precipitazioni, il Vara e il Magra erodono le sponde e portano verso la foce molto materiale legnoso che viene poi depositato sul litorale di Marinella.

Per la fruizione balneare delle spiagge è d’obbligo eliminare gli accumuli di legno, e qui comincia il solito palleggiamento di chi deve agire e chi deve pagare il conto.

Quest’anno ACAM ha chiesto 400.000 euro per il servizio di pulizia, che il Comune di Sarzana non intende pagare anche perché pensa che tale cifra dovrebbe essere ripartita tra comuni lambiti dai due fiumi.

Da questa emergenza economica scaturisce l’idea del Primo Cittadino, appoggiata anche da membri dell’ex opposizione, di consentire la combustione del materiale legnoso direttamente lì dove si trova, in spiaggia, in opportuni orari scientemente ampliati. A parte il fatto che ciò è contro la legge (che considera il vegetale eradicato come un rifiuto speciale, a meno che non venga recuperato per altri usi), occorre dire che bruciare i residui vegetali in spiaggia è assolutamente sconsigliabile per motivi sanitari.

Bruciare materiale legnoso in falò sulla spiaggia porta a combustioni che avvengono a basse temperature, e in quelle condizioni si formano nei gas e nelle ceneri fini (particolato) una gran quantità di molecole organiche di elevata tossicità. Il fumo da legna generato in quelle condizioni può contenere almeno cinque gruppi di sostanze chimiche classificate come cancerogene dall’IARC (International Agency for Resaerch on Cancer), e almeno 26 sostanze chimiche indicate come pericolose dall’EPA (Environmental Protection Agency – USA). La maggior parte degli studi epidemiologici sulla pericolosità di tali sostanze deriva dall’esame dello stato di salute degli addetti allo spegnimento degli incendi boschivi: gli effetti acuti dell’esposizione al fumo (a livelli certo molto superiori a quelli riscontrabili nei falò in questione) incidono sull’apparato respiratorio e sulla funzionalità polmonare; gli effetti cronici si verificano a distanza di tempo e possono portare a vari tipi di tumore.

Un recente studio svizzero citato dall’ARPA della Lombardia ha comparato la tossicità e il potere mutageno (su cellule polmonari in vitro) di polveri provenienti da tre sorgenti diverse: un’auto diesel, una stufa in regime di combustione completa e una stufa in regime di combustione incompleta. I risultati hanno consentito di classificare le polveri da diesel a tossicità media mentre il particolato proveniente dalla stufa a combustione incompleta presentava un livello di tossicità quindici volte superiore e conteneva idrocarburi policiclici aromatici (IPA) a concentrazioni venti volte superiori a quelle del particolato da diesel. Le polveri derivanti dalla stufa a combustione completa della legna presentavano invece tossicità cinque volte più bassa di quelle derivanti dal diesel.

A peggiorare ulteriormente la situazione di pericolo dei fumi c’è poi il fatto che la presenza di sale marino (cloruro sodico) sui materiali legnosi bruciati consente la formazione di derivati organici clorurati di estrema pericolosità (diossine). Oltre a ciò alcuni dei residui legnosi portati sulla spiaggia e bruciati sono verniciati o plastificati, e la combustione di questi materiali non fa che aumentare gli inquinanti presenti nei fumi.

Scopo di questo scritto non è creare allarme per la salute dei cittadini, ma dare finalmente una informazione corretta e ragionata, ed è pur vero che, come già aveva intuito Paracelso alcuni secoli fa “Tutto è veleno, niente è veleno, è la dose che fa il veleno”. La combustione sulla spiaggia di centinaia di tonnellate di materiale vegetale sprigiona una nuvola ad alta concentrazione di sostanze tossiche, sicuramente pericolosa per chi si trova in vicinanza dei fuochi o sottovento ad essi, anche a maggior distanza.

PierLuigi Mannella Coordinamento Sarzana in movimento

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