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Poggi Carducci: Ma Ci Faccia il Piacere! (Sarzana ha bisogno di concretezza)

Nuovo Istituto scolastico comprensivo Poggi – Carducci e “Urban Center”…
“le scuole di Ramsete II” le definimmo qui,  quando a maggio 2019 ci dissero che la Regione Liguria aveva individuato in Sarzana il Comune per avviare il “progetto pilota” per l’edilizia scolastica ligure garantendo, in un modo o nell’altro, il totale finanziamento dell’opera.

Le nuove scuole costerebbero 13.100.000 € con lavori suddivisi in due lotti:
il primo per  9.260.000 €,
il secondo per 3.840.000 €.
con un programma dei lavori mutuato dalla precedente Amministrazione Cavarra:
primo lotto: demolizione della palestra chiusa da anni, demolizione della struttura della Poggi e costruzione, ex novo, della prima parte della nuova scuola dove, si presume, verrebbero trasferiti gli alunni oggi nella Carducci per dar modo di avviare il secondo lotto di lavori.
secondo lotto: demolizione della Carducci e costruzione ex novo della seconda parte della scuola con annesso “Urban center”.

Non ci  fu, ALLORA, nessuna chiarezza né certezza sull’effettiva raccolta di finanziamenti: si spaziò dall’ipotesi di un finanziamento regionale del 45%, (da quale fondo? Mah?!), più un finanziamento dal nuovo “conto energia” del 19% più la quota a carico del comune del 36% , a quella di poter ottenere il riconoscimento di finanziamenti ministeriali  per l’80% del totale… Calcolatrice alla mano, la compartecipazione del Comune sarebbe stata nel primo caso pari a 4.716.000 €, e nel secondo di 2.620.000 €. Meglio la seconda, no?

Ma finalmente è arrivato il chiarimentoè di pochi giorni fa l’annuncio sui quotidiani locali della richiesta ufficiale di finanziamento ministeriale di 5.500.000 € per il primo lotto attraverso l’inserimento in graduatoria della Regione Liguria dove la notizia è che Sarzana occuperebbe il 2° posto. E per il secondo lotto ha da venire l’ulteriore richiesta per la tranche 2020 del finanziamento ministeriale.
Qualcosa già non torna, però: 5,5 milioni rapportati ai 9,26 preannunciati come totale del primo lotto non fa 80%, ma MENO DEL 60%. Mancano quindi all’appello, già per il primo lotto, 3.760.000 €.

Con queste premesse, vista l’intenzione registrata dall’ultimo articolo di stampa di presentare domanda al Ministero anche per il secondo lotto, perchè l’ufficio comunicazione del Sindaco  continua a parlare di 80%? Anche qui il rischio è di dover finanziare più del 40%, e per l’esattezza ulteriori 768.000 €!

4.528.000 € in totale di risorse da trovare!

Cifra che potrebbe ulteriormente salire se i non sprovveduti funzionari ministeriali si avvedessero
1) che l’Urban Center ben poco ha a che fare con l’edilizia scolastica, e quindi perché finanziarlo?
2) che concedere DUE finanziamenti su UNO stesso progetto in DUE anni consecutivi ad UNO stesso comune potrebbe avere un ché di fantascientifico, vista la scia infinita di enti che in Italia tentano di accedere ai fondi statali.

Ma tranquilli! Laddove non arriva lo Stato, arriva la Regione: la stampa riferisce l’ipotesi di una nuova ripartizione fra la Regione, che dovrebbe sostenere il finanziamento del 45%, pari a 2.037.000 €,  il Comune di Sarzana, che dovrebbe finanziare il 36% pari a 1.630.080 €, e una cifra  dal “conto energia”, per il rimanente 19%, pari a 860.000€, di cui non si capisce come sia stata quantificata ed il modo di accedere a tale finanziamento (qui, qui e qui le informazioni disponibili in rete).

A questi punti abbiamo una Amministrazione che intende “procedere spedita” verso il suo obbiettivo di costruire, ex novo, un polo scolastico con annesso Urban Center, ma che, in definitiva, non ha nessuna sicurezza sull’effettiva possibilità di reperire i finanziamenti necessari e non fornisce nessuna documentazione o “pezza d’appoggio” che possa confermare almeno quanto dichiarato sui quotidiani.

Infatti:

  • abbiamo una generica indicazione che la Regione dovrebbe contribuire con una sostanziosa quota, ma nessun riferimento al fondo regionale da cui il finanziamento verrebbe attinto;
  • sul sito della Regione Liguria non si trova nessuna documentazione, né alcun cenno alla graduatoria che ci vedrebbe secondi nella richiesta per la seconda tranche del fondo per l’edilizia scolastica 2018 – 2020;
  • abbiamo l’indicazione che, sempre nella migliore delle ipotesi, il Comune di Sarzana dovrebbe partecipare con una quota di 1.630.080 €, ma di questo impegno finanziario non si trova traccia neppure nel “piano triennale delle opere pubbliche” stilato dalla nuova Amministrazione;
  • abbiamo l’ indicazione di un finanziamento dal “Conto Energia”, che risulterebbe essere quello riattivato, dopo 5 anni, con il cosiddetto “Decreto FER” pubblicato in data 4 luglio 2019 col titolo”Incentivazione dell’energia elettrica prodotta dagli impianti eolici on shore , solari fotovoltaici, idroelettrici e a gas residuati dei processi di depurazione”. Ma, da quanto si evince on line, questo “conto” non eroga finanziamenti, bensì retribuisce l’energia prodotta con determinati impianti e a particolari condizioni.

Abbiamo poi la notizia del mutuo da 700.000 €, che verrebbe aperto A TASSO ZERO  per “avviare la progettazione”. Stupisce l’entità della somma che è decisamente sproporzionata rispetto all’utilizzo per cui è richiesto.

Ecco che , come abbiamo già detto, non c’è chiarezza, e forse neppure sicurezza, sull’effettiva possibilità di reperire i finanziamenti necessari al completamento dell’opera.

E non è male neppure ricostruire, seppur sinteticamente, un po’ di storia su cui siamo arrivati al nuovo “faraonico” progetto:

La questione “sicurezza scuole” è una di quelle su cui abbiamo più studiato durante la presenza nel precedente Consiglio comunale del nostro Presidente Valter Chiappini.
Durante quegli approfondimenti si scoprì e si denunciò che l’ Amministrazione precedente “teneva nascosta” una perizia sulle Poggi Carducci che aveva un risultato terrificante che sanciva un indice di rischio di 0,1 rispetto al minimo previsto dalle normative di 1. Praticamente la scuola poteva venire giù anche solo in presenza di una tempesta di vento.
Ovvio che la cosa, da parte nostra, dovesse essere portata all’attenzione dei cittadini e alla massima trasparenza possibile facendo scoprire l’ Amministrazione.
In rete c’è ancora la video intervista che  Luca Manfredini fece all’allora Consigliere Chiappini, per conto del quotidiano on line “Gazzetta della Spezia” in cui si denunciò la cosa affermando testualmente “se il risultato della perizia è corretto l’Amministrazione ha un grosso problema”.
E’ anche ovvio che era nostro dovere approfondire la questione; infatti fu poi fatta valutare la “terrificante” perizia ad un nostro consulente, esperto in edilizia scolastica, per capire se il catastrofico risultato della perizia potesse essere veramente attendibile.
Il nostro consulente riferì che la perizia era stata stilata utilizzando parametri e test “molto superficiali”, che non consentivano una profonda conoscenza della struttura e del terreno sottostante e per questo producevano, “precauzionalmente”, un indice di resistenza bassissimo, proprio perché l’utilizzo di una metodologia superficiale comporta l’applicazione di parametri di calcolo che abbassano tale indice.
Se quell’indice fosse stato veritiero, ci disse, la scuola dovrebbe essere già caduta durante gli eventi sismici che nel nostro territorio si erano già verificati dopo la sua costruzione e, fra l’altro, ancor prima dei successivi interventi di miglioramento antisismico.
Questa cosa, denunciata dall’allora Consigliere Chiappini durante l’audizione in Consiglio comunale dell’ingegnere che stilò la perizia, fu da lui confermata.
Una perizia, quindi, “eccezionalmente prudenziale” che non rispondeva al reale indice di rischio della struttura.
Si passò quindi ad una seconda perizia che risultò, sempre a detta del nostro consulente cui fu fatta nuovamente verificare, praticamente uguale alla prima (persino con degli errori pacchiani di “copia incolla” dalla precedente) perchè utilizzò, “provvisoriamente”, praticamente gli stessi metodi della precedente e, addirittura, alcuni suoi risultati, in attesa di ottenere i risultati di laboratorio sui carotaggi eseguiti ex novo sul cemento armato, che nella precedente perizia erano stati insufficienti numericamente.
La perizia doveva essere, quindi, successivamente almeno aggiornata con quei risultati, cosa che non risulta sia stata più fatta.
Una seconda perizia, quindi, “provvisoria” e “monca” che, di fatto, confermava praticamente i risultati della prima mancando degli approfondimenti necessari e dei risultati di laboratorio sui carotaggi del cemento armato.
Il nostro consulente, anche alla luce dei lavori eseguiti negli anni precedenti di adeguamento alle norme di sicurezza, ci disse che questa scuola non sarebbe mai caduta se non, eventualmente, con terremoti di elevata potenza che avrebbero reso nullo anche il rispetto del parametro previsto per legge e che l’indice di resistenza era sicuramente molto più alto di quanto sancito dalle perizie (e ci spiegò molto bene il perché si tendeva a tenere alto tale indice!).
Ricordiamo anche  i vari step di discussione in cui l’ ex assessore Baudone dichiarò, una prima volta, un costo per la messa in sicurezza delle Poggi Carducci di 2,6 milioni di € per poi salire, inspiegabilmente, a circa 5/6 milioni di € per la demolizione e ricostruzione in due tranche di lavori.
Oggi ci troviamo addirittura ad una previsione che comporta una spesa di 13,1 milioni di €, quintuplicata rispetto alla prima ipotesi e più che raddoppiata rispetto alla seconda.
Ricordiamo pure che la nuova Amministrazione in campagna elettorale promise di far rivedere la perizia assieme a quella della ex XXI Luglio per capire dove e come era meglio intervenire.
Ma questo non ci risulta sia stato fatto.
Solo oggi abbiamo saputo che, dopo avere deciso di abbattere le Poggi Carducci e ricostruirle ex novo, l’Amministrazione attuale ha deciso di rivedere la perizia della XXI Luglio, anche se non si sa bene a quale fine.
Possiamo, per ultimo, dire anche che il nostro consulente ci garantì che non era necessario evacuare gli alunni (anche perchè, nel frattempo, i limiti di legge furono abbassati a 0,6 invece che 1 riducendo, quindi , anche la necessità di interventi e, conseguentemente, il loro costo), perchè il “tempo di ritorno” (ovvero il lasso di tempo in cui si può verificare un evento sismico “distruttivo” per la struttura) era sicuramente enormemente più lungo di quello indicato in perizia e permetteva agevolmente di provvedere alla messa in sicurezza. Valutò anche che sarebbe stato opportuno rivedere sia la perizia sulla ex XXI Luglio, già pure quella sbagliata clamorosamente per avere utilizzato un “indice sismico territoriale” più elevato del reale, che quella sulle Poggi Carducci, eseguite con una metodologia più precisa e garantista, sicuro che in tal modo si sarebbero ottenute precise indicazioni di costi enormemente più contenuti per mettere in sicurezza entrambe le scuole
(qualcosa di più sulla XXI Luglio rispetto alle Poggi Carducci).

Questo in estrema sintesi, ma crediamo renda bene comunque per capire e farsi un’idea. Forse che qualcuno ha voluto un po’ “esagerare”?

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