• L'unica lista davvero civica fatta da cittadini per Sarzana
Partecipazione Trasparenza & Amministrazione, Archivio

Migranti, il diritto di sapere

Apprendiamo dalla stampa on line (qui) che in una struttura ricettiva della Bradia sono ospitati 12 richiedenti asilo all’insaputa dell’amministrazione sarzanese, che nella persona del Sindaco ha elevato formale protesta nei confronti del Prefetto.

Come sempre accade di fronte a questo tipo di novità, la popolazione si spacca tra preoccupati-pessimisti e ottimisti accusati di sottovalutare il problema. Purtroppo, nell’ignoranza totale sui numeri, le azioni messe in campo e le conseguenza dell’accoglienza, il numero dei primi si allarga sempre di più. A ciò sia aggiunge la consapevolezza del “fatturato” che sta dietro al business (“41 migranti “fatturano” 523.775 euro l’anno”, ha calcolato il consigliere Chiappini), che stride in maniera violenta con il sempre maggior prosciugamento delle risorse per sociale, sanità, scuola, e così via. E a ingenerare ancor più nervosismo contribuisce la massiccia presenza sul territorio di irregolari, di cui alcuni – a detta di cittadini che più volte hanno denunciato il fenomeno – sono dediti ad attività illegali senza che gli enti preposti intervengano.

“I dodici migranti accolti nel nuovo centro privato (nove provenienti dalla Costa d’Avorio e tre dal Senegal) si vanno cosi ad aggiungere a sorpresa ai circa 41 ospitati dalla Caritas di Don Luca Palei nel Centro chiamato ex Zebra, ed ai 19 ospitati presso la struttura Le Missioni di Don Martini, gestiti dalla Cooperativa La Cometa”, ci dice il reporter Luca Manfredini.

72 richiedenti asilo “conteggiati” vanno ben oltre il limite convenzionale di 10 migranti ogni 1.000 abitanti. Ce ne saranno ancora? In quali condizioni sono ospitati? Con quali metodologie viene attuata l’integrazione? Il Sindaco Cavarra, a nostro parere, avrebbe il dovere di informarsi ed informare la cittadinanza sul reale numero e su come vengono impiegati, per fugare ogni dubbio circa il timore di sfruttamento “al nero”. Se poi avesse anche la bontà di chieder conto delle condizioni in cui questi giovani sono tenuti nel territorio, visto che chi li ha presi in carico ha un impegno nei confronti dello Stato di ben gestire il Capitale che ha fra le mani. Ma soprattutto avrebbe il dovere di salvaguardare l’incolumità dei propri concittadini cercando un maggior coinvolgimento delle forze dell’ordine per ridurre se non sgominare il fenomeno della criminalità prodotto da una parte di clandestini che, a detta della comunità, hanno in mano la distribuzione della droga sul territorio.

 

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