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Rifiuti: miniera d’oro per chi?

L’intervento del Capogruppo Chiappini in Consiglio comunale sulla proposta di “project financing” sui centri di compostaggio di Boscalino e di trasformazione in CSS (Combustibile Solido Secondario) di Saliceti.

Spiace che Giovedì scorso il Dott. Garavini non abbia risposto a nessuna delle nostre domande, ma visto che si è detto impreparato anche su quelle di ACAM Acque, nonostante si fosse portato appresso anche l’ A.D. Piccioli, posso pensare che veramente non sapesse rispondere neppure a quelle sulla NewCo che andiamo a votare. E la cosa si fa grave, perché, allora, mi domando che ci sta a fare in un posto come quello di Amministratore Unico di ACAM uno che non è preparato a rispondere o non vuole rispondere, a meno che il dubbio che è venuto a molti, e cioè che tutto il piano sia frutto del management Iren, non sia vero. E mi domando, ora, come mai per discutere di ACAM Ambiente e rifiuti ci sia qui l’ A.D. di ACAM Acque Piccioli e non già quello di ACA;M Ambiente Cappello, di cui, colleghi consiglieri, vi invito ad andare a verificare il curriculum on line.

Siamo rimasti, quindi, con il dubbio su cosa ha spinto la Provincia a dichiarare “interesse pubblico” il piano che ci presenta ACAM e come potrà il Consiglio Comunale dare mandato al Sindaco di approvare un piano che noi riteniamo vincoli intollerabilmente per decenni le Amministrazioni ad una strada sicuramente molto rischiosa, a nostro giudizio addirittura sbagliata.

Proveremo quindi a ribadire quanto già abbiamo evidenziato durante l’audizione del dott. Garavini e vedere se questo Consiglio comunale coglierà i punti critici del piano che IREN, e non già ACAM ci presenta.

Partiamo dalla chiusura del ciclo dei rifiuti, sia a livello locale che più generale. Tutti si stanno avviando alla soluzione logica e, questa si, di interesse assolutamente pubblico, che è la via di “rifiuti zero”, laddove il recupero e riutilizzo delle materie prime secondarie, associato ad una politica di progressiva limitazione della produzione di rifiuti trova soluzione ai costi sia ambientali, compreso quelli enormi sanitari, che gestionali. Politica che porta alla progressiva diminuzione di rifiuti da smaltire ed all’abbattimento delle tariffe a carico dei cittadini.

A noi, invece, propongono di legarci per decine di anni ad un sistema che comporterà, giocoforza, perché qui sta il modo pensato di mantenere in piedi la partecipazione del privato al business, il mantenimento di una enorme quantità di rifiuti da trasformare nell’impianto di Saliceti in CSS, che, come evidenziato nello sviluppo della sigla, altro non è che Combustibile Solido Secondario che andrà comunque smaltito. E per smaltito, badate bene, si intende incenerito.

Ecco… qui il primo punto critico: noi andiamo a ripristinare e modificare un impianto costato più di 20 milioni di euro, compromesso dall’incendio del 2014, aggiungendoci pure 7 milioni di investimento per passare dalla produzione da CDR, Combustibile Da Rifiuti, a CSS che può essere bruciato più facilmente perché sparisce la parola rifiuto e ha una maggiore resa. perché a valore energetico più elevato.
A totale vantaggio di un privato, come ad esempio IREN che ha proposto il piano industriale da mettere a gara con propria prelazione e che ha, fra le sue mission, proprio l’incetta di rifiuti da incenerire possibilmente nei propri impianti con doppio beneficio: il guadagno per la trasformazione, Saliceti produrrebbe, secondo i nostri calcoli circa 4,5 milioni di euro l’anno, e la vendita di energia prodotta dalla termovalorizzazione associata all’abbattimento dei costi di gestione delle proprie strutture.

Ricordo però a tutti che, nel piano, una frase ben precisa permette lo “smaltimento” del CSS “anche” fuori provincia, laddove “anche” può significare la via per permettere ad IREN a bruciare nei propri impianti, oppure sottintende una possibilità presente in zona.

Ora, a parte l’ipotesi di bruciare rifiuti, o derivati, a qualche chilometro da noi… mettiamo che fra due/tre… anche 5 anni… si arrivi al punto che non si potrà bruciare CSS, perché le normative europee sui rifiuti stanno andando in questa direzione, ci troveremo con un impianto costato una enormità su cui si dovrà nuovamente intervenire.

Su questo impianto insistono poi ancora ricorsi ed esposti alla magistratura e comunque il rischio futuro di altri contenziosi pare evidente se anche Arcola ha chiesto un risarcimento per i disagi ambientali, chiamiamoli così, provocati sicuramente dal nuovo impianto di biodigestione per produzione di biometano che dovrà sorgere a Boscalino.

Di Saliceti pare inutile rammentare quanto già successo con la sicurezza che aumentando la produzione e portando in loco anche i rifiuti di altri territori la situazione non potrà che peggiorare.

Perché non andare ad un piano che puntasse alla conversione dell’impianto in ulteriore recupero di materie prime secondarie generando vendita ulteriore ed ulteriori incassi e magari anche indotto per il riuso?

Abbiamo già evidenziato con la mozione contro l’incenerimento di come la strada del recupero spinto porti a posti di lavoro almeno 6 volte più numerosi di quelli supportati con l’incenerimento.

Ovviamente taccio dei sicuri benefici ambientali rispetto all’incenerimento ed alla termovalorizzazione e dei dubbi che persino le organizzazioni sindacali hanno da pochissimo esternato sia sulla questione posti di lavoro che sulla questione della sicurezza.

Altro punto dolentissimo questo… la termovalorizzazione. Ovvero: bruciare rifiuti o derivati dai rifiuti per produrre energia.
C’è una frase sibillina nel piano, colleghi consiglieri, che dice che il CSS prodotto a saliceti potrà essere smaltito “ANCHE” fuori provincia. Questo “anche” non vi dice nulla?
A noi si…

Primo: dice che chi presumibilmente vincerà la gara, e vi ricordo che IREN-Ladurner ha diritto di prelazione essendo stata scelta dalla Commissione fra le due offerte pervenute, potrà “smaltire”, ed ovviamente, quindi, anche bruciare, il CSS in impianti non presenti sul territorio. Quindi con doppio, proprio, beneficio.

Secondo: la parola “anche” presuppone una precedente alternativa: lo smaltimento in provincia. Ora: siccome discariche di servizio non ce ne sono per smaltire il CSS, rimarrebbe la soluzione dell’incenerimento ed in provincia non c’è che un impianto che lo possa fare. Ed è la Centrale ENEL. E, guarda caso, proprio a poca distanza, comoda comoda, si riattiva la discarica di Saturnia che sarà adibita a “rifiuti speciali”. E le ceneri di risulta dell’incenerimento del CSS coi fanghi del raffreddamento credo siano propri rifiuti speciali. Si ha un bel dire che il PD, oggi maggioranza nelle amministrazioni locali sia contro l’incenerimento: il Comune di Sarzana, oggi, se passerà questa proposta, acconsentirà ad un impegno che, invece, va in senso chiaramente opposto.

E, cosa gravissima, secondo noi, il Dott. Garavini giovedì scorso in audizione non ha smentito le mie affermazioni. Chi tace acconsente, si usa dire, E questo ci preoccupa non poco.

Noi siamo convinti, e non siamo stati smentiti neppure su questo, che questo piano, privatizzando una parte di una partecipata pubblica che, chiaramente, possiamo classificare come “bene comune” o “bene pubblico”, va contro i risultati dei referendum del 2011. Risultato che, ricordo benissimo, fu osannato persino dal PD i cui sindaci della Provincia dovranno votare per “l’interesse pubblico del piano” dopo che già la provincia, anch’essa nella stessa mano, già lo ha fatto.

E a proposito di interesse pubblico. Vorremmo capire come mai con un utile stimato dal nostro gruppo di lavoro in più di 4,5 milioni e mezzo all’anno (18.213.000 € di entrate a fronte di 13.762.500 € di uscite) ACAM non abbia potuto trovare un’altra strada  e tenersi le quote della società senza andarsi ad impiccare per i prossimi 26 anni.

Questo è stato l’intervento più in generale, mentre per quanto riguarda lo specifico passaggio di oggi abbiamo evidenziato:

  • Che dei 7 milioni e 158.000 € che il privato dovrebbe saldare entro il 2016 per l’acquisizione del 51% azionario non c’è certezza temporale dell’entrata. Infatti nei documenti che ci sono stati consegnati ci sono ben tre date diverse per il saldo dopo la prima tranche di 4.158.000 €: nel piano di riassetto del Tribunale c’è scritto 2016, nel verbale della Commissione ACAM c’è scritto 2017 e, infine, nella lettera ACAM per riassetto prot. 123.15 RIS che scritto alla 2° verifica e non prima del 2018.
  • Abbiamo evidenziato poi come l’affermazione del Dott. Garavini che si andrà alla tariffa puntuale, che dovrebbe permettere di diminuire la TARI per gli utenti virtuosi, confligge con la garanzia che se la verifica della sostenibilità economico/finanziaria non darà risultati positivi, tale sostenibilità sarà assicurata dall’adeguamento tariffario per gli anni futuri.

Cioè: vero può essere che la tariffa sarà attribuita in base all’effettiva produzione di rifiuti di ogni singolo utente, è l’obbiettivo principe di una corretta politica dei rifiuti, ma è anche vero che nel piano che ci viene proposto se non raggiungo la sostenibilità economica per mantenere i ricavi previsti è possibile che il costo unitario per il contribuente può essere ritoccato al rialzo. Ed ecco che il risparmio che dovrei conseguire con il comportamento virtuoso, stimolato dalla tariffazione puntuale, va a farsi benedire… un po’ come è successo per i recuperi tariffari sull’acqua dove ACAM ha chiesto ed ottenuto il recupero di mancati introiti per 14 milioni di euro da incamerare in due anni.

Peraltro: bella collaborazione col privato! Come sempre il privato è garantito dalle tariffe pubbliche! Dove sta il rischio d’impresa del privato? Questo piano industriale tutto può essere ma non certamente un’operazione di interesse pubblico!

  • …e ancora dubbi non chiariti come sul finanziamento, dove si evince che il privato metterebbe una quota del 30% mentre il 70% chi lo mette? Abbiamo chiesto: lo mette ACAM? E a quali condizioni?
  • E ancora… per quanto riguarda ancora le tariffe abbiamo rilevato un impegno a portare i rifiuti presso la NewCo a 185€ a tonnellata per i prossimi 26 anni. Abbiamo chiesto: se domani potessimo avere un concorrente che ci fa un prezzo migliore non potremo accedervi? Ovvio che no: non potremo.
  • E per ultimo una questione che interessa direttamente il bilancio del Comune. Già nel 2012 le quote azionarie di ACAM furono drasticamente rivalutate al ribasso e per Sarzana ci fu una perdita secca di circa 7 milioni di euro passando da circa 8 a poco più di 1 e mezzo. Perdita che l’Amministrazione fu costretta a mettere a bilancio su nostra segnalazione. Dopo quella data sono stati venduti anche gli “asset” redditizi per fare cassa e abbattere il debito, ed ovviamente il valore delle azioni si deve essere ulteriormente abbassato. Magari non è stata fatta una nuova valutazione, ma andrà fatta sicuramente e sicuramente e sarà ancor più al ribasso e l’ Amministrazione dovrà mettere a bilancio la nuova cifra e trovare le coperture per l’ulteriore perdita.

Nessun chiarimento o risposta o negazioni di quanto abbiamo fin’ora affermato da parte del dott. Garavini e, come si suol dire, siccome chi tace acconsente, ancora una volta Sindaco… colleghi Consiglieri… siamo costretti a fare i gufi.

Una storia finanziariamente disastrosa che si perpetua, coi cittadini appesi ad un cappio con la sola speranza che non ceda lo sgabello…

A Livorno attaccano Nogarin per qualche decina di milioni di debito che non ha fatto lui, mai i vostri pari, qui non avete neppure la dignità politica di ammettere le vostre colpe per avere portato al disastro una società in situazione di monopolio e pagarne il giusto dazio consegnando ad un privato, fate due conti, 60 milioni di euro dei cittadini in 24 anni a fronte di 7 di investimento. Complimenti.

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