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Parco, parco delle mie brame, chi sono i più belli del reame?

di Giorgio Giannoni

Ieri sera, in piazza Luni, abbiamo assistito all’ennesimo show politica-spettacolo che tante volte è stato ”trasmesso” sulle lunghezze d’onda della nostra città. L’argomento della chiusura del Parco del Magra, ventilata dal consigliere regionale Costa, ha mandato in fibrillazione i comandanti del vapore nostrani, da tempo oramai in pieno terrore elettorale. La kermesse ha visto succedersi sul palco tutta una serie eterogena di politici di centrosinistra (seppure tutti si sgolassero nel sottolineare la loro presenza come semplici persone), di esperti, nonchè di musicisti e lettori di poesie tutti accomunati nelle stoica difesa di un ente che negli ultimi trentanni (dalla sua fondazione) non ha mai portato a termine i presupposti per il quale venne costituito e che è divenuto nel tempo l’ennesimo luogo di presenza politica obbligatoria.
Nessuno dei politici presenti ha toccato, nel proprio intervento, le ragioni di un evidente fallimento gestionale. Politici che, negli anni, non sono stati capaci di dare al Parco una reale connotazione sociale, lasciando che il degrado e l’incuria diventassero i veri protagonisti di quel territorio. Adesso che i buoi sono scappati si tenta di correre ai ripari suonando le campane del pericolo e chiamando a raccolta i cittadini che del Parco sanno poco o niente o ne conoscono solo i risvolti di inquinamento o di dragaggio selvaggio.
E’ evidente che la proposta di Costa è esagerata, iniqua, strumentale tuttavia logica ed è ancora più paradossale che l’unica proposta di una ristrutturazione del Parco sia venuta dal sindaco di Lerici Paoletti, peraltro assente ieri sera, che, unico tra le voci del coro, ha elencato ciò che l’ente parco non è stato capace di fare e che solo con un radicale cambiamento dello statuto del parco stesso si può pensare di modificare l’attuale situazione. Provate a leggere cosa dice Paoletti, nella lettera mandata all’assemblea della Comunità del Parco e presentata in consiglio a Lerici (qui), visto che anche la minoranza del consiglio comunale lericino ha comunque accettato le sue argomentazioni, più o meno condivisibili, ma almeno più costruttive rispetto allo spettacolo di ieri sera dove senatori del regno, consiglieri regionali, comunali, esperti, valvassini e valvassori vari erano tutti concordi ad opporsi genericamente alla radicale ed esagerata proposta di Costa ma nessuno pronto a prendersi le proprie responsabilità. Solo due interventi, quello dell’architetto Damiano e del consigliere comunale di Sarzana Chiappini hanno toccato i tasti dolenti degli errori commessi durante gli anni dai politici che hanno ruotato intorno alla dirigenza del Parco, ammonendo gli stessi per una svolta decisa nel futuro, se mai futuro ci sarà.

 

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1 Comment

  1. Paoletti vuole solo un Parco dove i Sindaci abbiano le mani libere sul territorio (Vallestrieri, Portesone, Maramozza i suoi sogni “segreti”), e dove il suo amico Tedeschi sia un plenipotenzario che non possa essere messo in minoranza dal Consiglio, come avviene adesso.

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