• L'unica lista davvero civica fatta da cittadini per Sarzana

TUTELA DELLA SALUTE

Partendo dalla prima dichiarazione dell’O.M.S. del 1948 (“La salute è uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale e non consiste soltanto in un’assenza di malattia o di infermità”), passando per i 10 punti della successiva dichiarazione su “assistenza sanitaria primaria” di Alma Mata del 1978, finendo con la “carta di Ottawa” stilata dalla stessa O.M.S. del 1986 che sanciva: “La promozione della salute è il processo che conferisce alle popolazioni i mezzi per assicurare un maggior controllo sul loro livello di salute e migliorarlo (…) non è legata soltanto al settore sanitario: supera gli stili di vita per mirare al benessere”, si evince che il concetto di salute si è evoluto racchiudendo e coordinando fra loro promozione della salute intesa come benessere globale dell’individuo, prevenzione e cura delle malattie.

L’articolo 32 della Costituzione Italiana ribadisce che “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti.”

Ma questo diritto viene oggi rispettato?

Da quando il SSN ha affidato alle Regioni l’Assistenza sanitaria e il suo finanziamento, trasformando le U.S.L. (Unità sanitarie Locali) in A.S.L. (Aziende Sanitarie Locali) la nostra salute è in mano a società che devono risparmiare e creare profitto.

Cosa può quindi un Sindaco contro un sistema così strutturato al di sopra del suo territorio?

Il sindaco è il responsabile della condizione di salute della popolazione del suo territorio. e ha poteri di programmazione, di controllo e di giudizio sull’operato del direttore generale delle ASL.

I doveri, le responsabilità ed i compiti del Sindaco sono, quindi, ampi ed importantissimi; inoltre, il Sindaco deve conoscere lo stato di salute della popolazione, deve prendere provvedimenti se le condizioni ambientali sono invivibili, se esistono pericoli incombenti e, per la direttiva Seveso, deve informare la popolazione dei rischi rilevanti per la salute cui è sottoposta.

Inoltre, il sindaco di Sarzana rappresenta anche il secondo Comune per popolazione nell’ambito della Conferenza dei Sindaci in cui si discutono a livello provinciale, che è l’ambito di pertinenza dell’ ASL 5 Spezzino, erogatrice dei servizi sanitari locali, le decisioni demandate ad essi dal ”decreto Bindi”.

Ha quindi un rilevante peso politico che deve far valere a tutela dei suoi concittadini e in osservanza delle sue responsabilità.

Sarzana in movimento ritiene quindi che il Sindaco debba adoperarsi affinchè:

  • Le strutture sanitarie pubbliche della provincia siano e rimangano in sinergia fra loro assicurando che le strutture locali rispondano almeno alle esigenze di base dei cittadini di Sarzana e della Val di Magra sfruttando al massimo delle sue potenzialità l’ospedale San Bartolomeo nell’ottica e nello spirito che fu dell’architetto Giovanni Michelucci che lo progettò “a misura d’uomo e di bambino”.
  • L’accorciamento dei tempi di attesa e la possibilità di curarsi nella nostra provincia sia obiettivo principe.
  • La dotazione di posti letto per acuti, riabilitazione e strutture intermedie venga allineata ai parametri previsti dalle normative coprendo progressivamente il “gap” che vede l’ASL 5 in sofferenza di circa 150 posti letto per acuti e 60 di riabilitazione.
  • Il Day Hospital oncologico venga potenziato non solo in termini di spazi ed attrezzature, ma anche di personale e tipologia di prestazioni.
  • Sia potenziato il Pronto Soccorso e sperimentata una diversa gestione delle prestazioni improprie catalogate coi codici bianco e verde dirottandoli in locali contigui alla stessa sala d’attesa affidati ai medici di medicina generale al fine di non intasare il Pronto Soccorso e diminuire i costi di gestione.
  • Al San Bartolomeo sia ricostituita una Direzione sanitaria presente a tempo pieno.
  • Gli organici di personale vengano riallineati alla media degli altri territori liguri stante che le tabelle del “libro bianco sulla sanità ligure” hanno confermato il pesante gap di personale che si aggira intorno al 30% in meno degli altri territori, in particolare su Infermieri ed O.S.S.
  • Sia migliorata la prevenzione e si riducano al minimo dei fattori di rischio, come gli inquinanti dell’aria e del suolo, anche attraverso il potenziamento dei servizi di controllo ambientale e sanitari.
  • Sia data informazione trasparente e non reticente ai cittadini sulla presenza dei fattori di rischio anche attraverso studi epidemiologici mirati.
  • Sia combattuto il disagio giovanile, l’abuso di sostanze e le devianze comportamentali. Combattere contro l’alienazione del territorio a favore di una sua vera valorizzazione significa anche combattere l’alienazione dello spirito e della mente. Soprattutto di coloro che debbono misurarsi con il futuro.
  • Siano favoriti l’aggregazione giovanile, lo sport, l’educazione.
  • Siano potenziati il Consultorio Familiare e i Servizi sociali promuovendone una maggior integrazione interdisciplinare. In questo senso diventa necessario adeguarli al numero previsto in rapporto alla popolazione cittadina e agli organici di personale come sancito dalla legge di attuazione.

Sarzana in movimento ritiene che il Sindaco debba instaurare un rapporto diretto in primis con gli operatori sanitari per poter avere un quadro migliore della situazione sia per le attribuzioni affidate alla Conferenza dei Sindaci, sia per il confronto coi dirigenti dei Servizi e dell’ASL attraverso periodiche visite sul campo. 

ASSISTENZA SOCIALE O SISTEMA SOCIALE DI COMUNITA'

Prevenzione e riduzione: due parole che indicano gli obiettivi di Sarzana in movimento per le condizioni di bisogno e di disagio.

Sarzana in movimento crede nella Solidarietà sociale intesa come prioritaria attenzione ai più deboli e verso chi si trova in una reale situazione di necessità o di bisogno per handicap, malattia, povertà, disoccupazione, emarginazione, dipendenza.

Individuare risorse finanziarie sicure e blindate in fondi dedicati per far fronte alle problematiche sociali è fondamentale; l’impegno è invertire il trend dei tagli nel bilancio comunale per il settore partendo dalla garanzia dei livelli essenziali delle prestazione a tutela dei diritti.

Verificare la reale situazione dei casi che ottengono assistenza a spese del comune, anche prevedendo in collaborazione alla G.d.F. controlli a campione sulle dichiarazioni reddituali che danno diritto all’assistenza, e l’esistenza di eventuali disagi segnalati e non certificati nell’intento di evitare indebite concessioni e non trascurare famiglie con casi di criticità.

Il Comune ha dunque il dovere di intervenire in questo contesto anche proponendo, creando e sviluppando sinergie con associazioni, scuole, cooperative e ASL con lo scopo di superare la vecchia idea di assistenzialismo sociale per creare un reale, nuovo Sistema Sociale di Comunità integrato fra tutti gli attori.

Sarzana in movimento è convinta che solo una comunità coesa e solidale possa dare risposte concrete al fenomeno dell’aumento della povertà tra i cittadini.

Sarzana in movimento vuole:

  • verificare la possibilità di una garanzia economica mensile (integrazione garantita al reddito) che si integri eventualmente con le misure regionali e nazionali. La possibilità cioè di erogare un reddito minimo ai cittadini sotto i 3000 euro ISEE e contributi per il pagamento delle utenze se sotto a 7000 euro ISEE. Tale contributo non dovrà essere un mero sostegno a persone in seria difficoltà, ma dovrà sottostare ad una reciprocità di impegni dove, a fronte di una integrazione economica, le persone si impegnino in un percorso che li orienti verso una propria autonomia.
  • verificare con TUTTE le associazioni di volontariato la possibilità di attivare un sistema che fornisca i servizi di base come dormitori, docce e mense anche in regime di reperibilità, in particolare nei periodi invernali di gelo,
  • ampliare al massimo la possibilità di interagire con le aziende presenti sul territorio per creare corsi di formazione e tirocini sempre più mirati e indennizzati. Occorre, in particolare, creare percorsi di inserimento per gli over 55 disoccupati e per tutti quei cittadini portatori di disabilità soprattutto intercettando fondi pubblici di progetti mirati (vedere anche sezione LAVORO).

Il fenomeno sopraccitato della povertà, dovuto alla crisi odierna, è strettamente legato al problema della perdita della propria abitazione, un’emergenza che si amplifica quando entrano in gioco problematiche legate al disgregarsi di una famiglia. Donne sole o con bambini (magari vittime di violenza o soprusi) senza più un tetto dove vivere o dall’altro lato uomini soli, che non hanno nessuna possibilità abitativa.

Per Sarzana in movimento occorre:

  • mantenere un sistema di sgravi fiscali per gli affitti a canone controllato o garantito per le abitazioni concesse in comodato d’uso a figli o genitori che sono di fatto la loro abitazione principale.
  • rivedere i regolamenti comunali per la casa eliminando per tutti autocertificazioni o esenzioni di documentazioni e riportare a gestione diretta il controllo annuale della permanenza del diritto e della conformità degli alloggi assegnati in base al numero di familiari eventualmente mutato. Prevedere punteggi in detrazione nelle graduatorie a chi ha danneggiato, non rilasciato od occupato illegalmente alloggi pubblici. Occorre inoltre introdurre semplificazioni e snellimenti nelle procedure di assegnamento
  • revisionare i canoni degli immobili di proprietà comunale assegnati in affitto secondo un’oggettività rapportata alla tipologia, alla grandezza ed alla qualità dell’immobile ed alle capacità economiche del affittuario
  • mettere in atto programmi straordinari di riqualificazione degli alloggi (con finanziamenti comunali o ministeriali) prevedendo anche la riqualificazione energetica, con l’obiettivo di ridurre il costo delle bollette
  • avviare progetti sperimentali di autorecupero e di autogestione per gli alloggi pubblici chiamando gli inquilini a farsi carico di lavori di miglioramento degli stessi concordati con l’amministrazione e di manutenzione ordinaria
  • individuare immobili pubblici, anche dismessi, come luogo abitativo temporaneo per padri e madri, e figli, momentaneamente impossibilitati a trovare sistemazione dopo problemi di separazione o di divorzio o per le donne vittime di violenza,
  • riformare i centri sociali (circoli) comunali affinché diventino punto di aggregazione per le famiglie.

L’amministrazione comunale non può che tornare protagonista nella tutela dei diritti dei disabili e nel dovere civico di inclusione dei portatori di handicap.

  • Superare l’assistenzialismo partendo dai bisogni reali e dalle richieste delle persone per costruire progetti efficaci
  • Integrare i diversi interventi (abilitativi, riabilitativi, educativi, sociali e inclusivi) per superare la logica medico-prestazionale adottando il modello bio-psico-sociale, guardando alla possibilità di partecipazione alla vita sociale e ai fattori ambientali che possano facilitare la quotidianità o, al contrario, porre barriere alle persone.
  • Determinare e garantire i livelli essenziali delle prestazioni comunali a tutela dei diritti civili e sociali.
  • Creare punti dedicati alle persone con disabilità in ogni settore comunale o, se possibile, un unico sportello.
  • Proporre la tematica della disabilità a scuola e fare cultura sulla disabilità.
  • Supportare l’inclusione delle persone con disabilità e dei soggetti fragili nella scuola, nel lavoro, nella società, per il diritto a una vita piena.
  • Controllare e pretendere trasparenza dalle cooperative e associazioni che chiedono contributi al Comune.
  • Creare nei capitoli di bilancio il “fondo per l’abbattimento delle barriere architettoniche” garantendone la capacità per almeno il 10% degli oneri di urbanizzazione come previsto dalla legge regionale 15 del 12/06/ 1989 che al comma 1 prevede: “I Comuni destinano una quota non inferiore al 10% delle entrate derivanti dagli oneri di urbanizzazione ai fini dell’abbattimento delle barriere architettoniche e localizzative per le opere, edifici ed impianti di loro competenza istituendo a tal fine un apposito capitolo in bilancio. I Comuni, nei limiti previsti dalla normativa vigente, possono deliberare la riduzione degli oneri di urbanizzazione dovuti per gli interventi di cui alla presente Legge.”

Le criticità della vita in età anziana sono spesso legate alla perdita di un ruolo familiare e sociale e questo significa ripensare ad un nuovo inserimento nel contesto sociale di riferimento.

Sarzana in movimento vuole proporre un progetto che ricostruisca ruoli e funzioni sociali:

vi sono un gran numero di persone con esperienza e competenza (insegnanti, artigiani, intellettuali, infermieri, commercianti…) in pensione che potrebbero essere di supporto per attività di recupero e sostegno scolastico, avviamento al lavoro, cura e assistenza. Tutti fattori di socializzazione che possono contribuire al superamento della divisione in blocchi sociali.

A sostegno delle persone anziane intendiamo:

  • costituire uno sportello degli assistenti familiari, luogo che connette le domande delle famiglie con badanti iscritte al relativo albo comunale raccogliendo curriculum e referenze e controllando anche a domicilio quelle avviate a soggetti soli.
  • costituire un servizio di sostegno psicologico e pratico per le coppie e per tutti coloro che si trovano ad affrontare una malattia degenerativa di un familiare (es. alzheimer) e che non sappiano come fronteggiare il dramma della malattia nella quotidianità
  • costituire un servizio per poter seguire, a domicilio, gli anziani soli, in particolar modo quelli parzialmente autosufficienti.
  • rafforzare il controllo diretto delle strutture residenziali per anziani pubbliche ed accreditate. Il benessere e la tutela delle persone viene prima di tutto.

Intendiamo:

 

  • rafforzare o creare centri di aggregazione e stimolare e favorire progetti di aggregazione o di eventi per i giovani, soprattutto accogliendo e sviluppando loro idee
  • confrontarci con le parrocchie per l’utilizzo dei loro spazi disponibili per l’aggregazione giovanile cercando percorsi per supportare eventuali progetti di rilancio e di creazione
  • incentivare l’utilizzo di aree verdi per la pratica dello sport all’aperto con la creazione di percorsi dedicati e “palestre nel verde”
  • verificare con le associazioni, le società sportive e le istituzioni scolastiche le possibilità di creare eventi amatoriali
  • riorganizzare l’utilizzo degli impianti sportivi aprendoli il più possibile ai giovani e a tutti i cittadini
  • sperimentare un “Consiglio comunale dei giovani” per renderli direttamente partecipi dell’attività amministrativa e civica dell’istituzione Comune
  • creare un Centro di servizi di accoglienza, ascolto, informazione orientativa: con personale qualificato e a libero accesso, il Centro dovrà essere in grado di offrire ai giovani servizi di informazione e supporto orientativo su temi quali lavoro, post diploma (Università, formazione professionale, corsi e borse di studio) e cittadinanza attiva. Tale struttura potrà diventare un anello di congiunzione tra altre Istituzioni e servizi del territorio quali Istituti scolastici, Enti di Formazione e Associazioni, attraverso l’attivazione di percorsi nelle scuole, iniziative ed eventi, progetti per l’occupabilità. Il Centro si occuperà anche di associazionismo, corsi per il tempo libero, sport, mostre, concerti, fiere, eventi; potrà organizzare e ospitare iniziative di carattere culturale rivolte ai giovani: conferenze, infodays, presentazioni di libri e film, reading e iniziative organizzate a livello locale.

Il fenomeno dell’immigrazione è divenuto pressante negli anni, sia per un reale aumento di flussi spesso malgestiti, con tutta la serie di innegabili problemi conseguenti, che per una soffocante campagna di “informazione forzata” (legata alle elezioni politiche e tesa, a nostro parere, a dirottare il voto sulla base della paura). .

Sta di fatto che anche a Sarzana questo fenomeno ha creato tensioni sul piano della convivenza e della connessa percezione di sicurezza dei cittadini residenti anche a causa di alcuni sporadici ma gravi episodi reali e di situazioni quotidiane, che contribuiscono a gettare benzina sul fuoco.

Ciò che Sarzana in movimento si propone di fare è riuscire nel doveroso esercizio di distinguere il fenomeno della nuova criminalità “importata” (spaccio di droga, furti, violenze, ecc.) – che si somma e affianca a quella “nostrana”, e nel “nostrano” dobbiamo purtroppo includere quella mafiosa di antiche origini – da quello dei migranti rifugiati che hanno intenzione di transitare  per il nostro paese oppure di stabilirvisi definitivamente, accettando le nostre leggi e rispettando i nostri costumi di vita.

Per capire come agire sulla presenza degli immigrati a Sarzana occorre avere chiaro come funziona l’accoglienza in Italia (se pur in breve e, ci scuserete data la vastità dell’argomento, con qualche semplificazione).

Quando un immigrato arriva in Italia, dopo l’identificazione, ha la possibilità di chiedere la protezione internazionale (se viene subito accertato che non esistono i requisiti oppure non viene fatta richiesta, il migrante viene avviato al CIE – Centro Identificazione ed Espulsione – per essere rimpatriato).

Esistono tre tipi di protezione: il primo è la richiesta d’asilo (per i rifugiati politici per motivi di attestata persecuzione personale), il secondo la protezione sussidiaria (per coloro che rischierebbero di subire gravi danni rientrando nel proprio paese condanna a morte, tortura, minaccia alla vita in caso di guerra interna o internazionale), il terzo è la protezione per motivi umanitari (per “seri motivi di carattere umanitario”).

Tali persone vengono avviate dai centri di arrivo alle strutture di smistamento regionali e quindi vengono accompagnati in un percorso di inserimento a livello dei Comuni.

Esistono due possibilità di accoglienza di secondo livello in ambito comunale in attesa che venga data risposta alla domanda di protezione, la quale (contrariamente a quanto sancito dal governo in un recente provvedimento: “durante il tempo di attesa è rilasciato un permesso di soggiorno per richiesta asilo valido per sei mesi” e ”passati due mesi dalla presentazione della domanda, il richiedente può lavorare”) può richiedere anche un anno data la mole di lavoro e le tempistiche delle Commissioni territoriali competenti.

 La prima possibilità è la rete SPRAR (Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati).

Si tratta di una rete a cui un Comune (o un’unione di Comuni) aderisce volontariamente con apposita richiesta al Ministero degli Interni, il quale eroga un finanziamento attraverso il Fondo Nazionale per le Politiche e i Servizi dell’Asilo (FNPSA). Il Comune partecipa per il 5% dell’ammontare del finanziamento (non necessariamente con denaro, ma anche mettendo a disposizione – per quel valore – personale o beni). Questo sistema dà la garanzia ai sindaci – grazie ad una clausola di salvaguardia – di non veder sforato il numero dei migranti accolti proporzionalmente al numero di abitanti del comune. Già all’atto della manifestazione della volontà di accedere allo SPRAR, il comune si mette al riparo da eventuali “imposizioni” da parte dei Prefetti. Il Ministero conferisce la possibilità di “assorbire” nel sistema SPRAR eventuali altri tipi di Centri di Accoglienza, addirittura riducendo il numero degli accolti laddove questo sforasse il massimo.

La seconda possibilità, che è poi quella presente nel nostro territorio (es., lo Zebra sul Viale XXV Aprile) sono i CAS (Centri di Accoglienza Straordinaria).

Il CAS è un ripiego che ha consentito di gestire spesso malamente il fenomeno dell’immigrazione. Per diffidenza, incapacità, spinta da parte dei cittadini, paura di perdere voti, effettiva mancanza di riscontri sui pro e contro del sistema, i sindaci non hanno da subito accolto con favore l’alternativa dello SPRAR, per cui alle Prefetture non è rimasto che affrontare l’urgenza spesso con imposizioni e forzature: un CAS può avere la sua collocazione dal singolo appartamento, al B&B, all’hotel, a strutture gestite da profit e non profit. La gestione di tali strutture, pensate in una logica emergenziale, viene affidata con bandi annuali o biennali o anche con affido diretto. I finanziamenti provengono dallo stesso Fondo che finanzia gli SPRAR ma, diversamente da questi ultimi, dipendono sostanzialmente dal numero delle persone accolte in base ad un ammontare (i famosi 37,50 euro, di cui 2,50 Euro corrispondono al pocket money) che però nel suo immenso totale è stato sottratto ai progetti SPRAR, i quali hanno sicuramente intenti più mirati all’integrazione. L’emergenza e la mancanza di controllo hanno fatto sì che, accanto a CAS virtuosi, si possano annoverare numerose testimonianze di centri che hanno sottratto risorse senza garantire la dovuta accoglienza ai migranti.

 

Tra le due forme presentate, Sarzana in movimento individua nello SPRAR l’istituto più consono a ottenere la gestione del fenomeno migratorio “legale” dal punto di vista sociale, economico e della sicurezza, imponendosi contro il “non scegliere” della precedente amministrazione che addirittura ha rifiutato di partecipare alla proposta di Comuni limitrofi di accedere assieme alla rete. Ciò ha comportato l’iniziale spavento di una popolazione non preparata alla novità inattesa che con una miglior gestione e l’opportuno coinvolgimento si sarebbe sicuramente potuta evitare, non avendo noi dubbi che Sarzana sia una città accogliente.

Con questa forma di accoglienza regolamentata e inserita nella comunità riteniamo che sparirà il fenomeno dei questuanti importuni e dei parcheggiatori abusivi: i clandestini senza permesso di soggiorno, o che non hanno effettuato richiesta di protezione, o che in ultima istanza non saranno identificabili non potranno più risiedere nella nostra città in quanto queste tre caratteristiche testimoniano che sono loro stessi a desiderare di non volervi permanere o, nel caso peggiore, di voler essere liberi di delinquere. Coloro invece che rientrano nello SPRAR saranno adeguatamente inseriti in progetti educativi nei quali la civile convivenza e il rispetto delle regole del vivere comune avranno una parte preponderante.

Occorre, in definitiva, adottare misure che creino una dimensione di reciprocità – proprio attraverso il fine dell’utilità sociale – tra la comunità che accoglie e richiedenti protezione accolti.

Per elaborare il progetto d’insieme ricorreremo all’aiuto della rete già costituita e in rapido consolidamento. Possiamo però già immaginare percorsi che, vista la possibilità che viene data di remunerare personale comunale con il finanziamento SPRAR, consentano di ampliare l’organico provocando fin da subito una ricaduta positiva sul territorio. Ma la sfida più ambita sarà dimostrare agli scettici che le risorse investite – non sottratte dal bilancio comunale in quanto provenienti da finanziamenti nazionali già stanziati – saranno a beneficio dell’intera comunità, andando a costruire una rafforzata rete sociale di cui potranno godere tutte le fasce deboli della nostra città. Il tutto nella massima trasparenza, con pubblicazione dei rendiconti fino all’ultimo centesimo.

Nel tempo burocratico che intercorrerà tra intenzione e azione, Sarzana in movimento si impegna a dare riscontro alla cittadinanza, nella massima trasparenza, delle realtà di accoglienza presenti localmente e di verificarne la regolarità e le attività di integrazione in essere.

Ci proponiamo di creare le condizioni per migliorare e rendere più efficaci l’integrazione ed il coordinamento delle varie anime e componenti del mondo del volontariato e delle associazioni

Opereremo:

  • la revisione del regolamento della “Consulta Comunale per i giovani ed il disagio giovanile” con particolare riferimento al fenomeno degli abusi di sostanze e comportamentali,
  • il controllo sulla qualità ed efficacia/efficienza delle prestazioni erogate dalle strutture di recupero e promozione di progetti di prevenzione a tutti i livelli in collaborazione con le Associazioni che si occupano del fenomeno, con la ASL, gli istituti scolastici e con le Istituzioni preposte.

Ci occuperemo della creazione di strumenti istituzionali che garantiscano una diffusione della pari opportunità, della prevenzione di violenza di genere, dell’affermazione dei diritti dei bambini e delle bambine, del rispetto delle differenze.

Pretenderemo il potenziamento del consultorio familiare, nel rispetto della normativa che ne dispone dotazioni strumentali e di personale, che, pur di competenza ASL, non può essere ignorato dal Sindaco tanto più in periodi di difficoltà sociale dovuti alla crisi ed ai continui tagli dei servizi sanitari locali.

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