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Sarzana Valorizzazione Patrimonio 3: …e ci voleva la Corte dei conti!

…e, alla fine, è scoppiato il bubbone che denunciavamo da anni!
Ci voleva davvero la Finanza con la Corte dei conti…


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Cos’è Sarzana Valorizzazione Patrimonio?
La storia, per chi vuole è qui:
http://www.sarzanainmovimento.it/sarzana-valorizzazione-1/
http://www.sarzanainmovimento.it/sarzana-valorizzazione-2/

A onor del vero fu il Comitato Sarzana, che botta!, che da anni ne studiava le carte, ad avere già nel 2013 le prime certezze che qualcosa non andava nel percorso finanziario plurimilionario del “progetto Botta” (riqualificazione delle “aree degradate” di via Muccini), legato a doppio filo con il percorso della geniale trovata  da cui scaturì Sarzana Valorizzazione Patrimonio, partecipata del Comune al 100%.

In realtà, malgrado l’infausto legame, “progetto Botta” e Sarzana Valorizzazione Patrimonio andavano scissi e studiati separatamente per capire ed approfondire il vorticoso giro di milioni che si mescolano fra  finanziamenti pubblici al progetto di riqualificazione e operazione immobiliare gestita dalla partecipata del Comune. Un “gioco” che vedeva coinvolti da un lato l’immobile comunale del “vecchio mercato”, inserito nel progetto Botta (oltre ai terreni di proprietà del Comune siti in località Tavolara – su cui c’è pure molto da dire), e dall’altro gli oneri di urbanizzazione delle opere di edilizia privata del medesimo progetto.

Di tale studio e approfondimento si occupò fin da subito l’attuale Presidente della nostra associazione civica, Valter Chiappini, che in quel 2013 era appena stato eletto consigliere comunale di opposizione con il Movimento 5 Stelle: la partecipata Sarzana Valorizzazione Patrimonio (oggi Sarzana Patrimonio e Servizi) divenne uno dei suoi cavalli di battaglia.

Anno dopo anno, anche dopo la fuoriuscita dal Movimento per aderire ad una lista veramente civica, nei Consigli comunali sui bilanci, partecipate e in ogni occasione che richiamava l’argomento, Chiappini portò avanti interrogazioni ed accessi agli atti che consentirono di chiarire con numeri e dati di fatto quella che egli stesso definì “scellerata operazione di Sarzana Valorizzazione Patrimonio”, paventando più volte la concreta ipotesi di un grande danno erariale a scapito dei cittadini sarzanesi ed il ricorso alla Corte dei conti.

Da questa grave accusa, Sindaco e Giunta si difesero in Consiglio Comunale sempre con l’arma spuntata dello sbeffeggio:
“Se è sicuro perché non lo fa, questo ricorso?”
“Apprendiamo ora che il Consigliere Chiappini è persino esperto di situazioni finanziarie e di bilanci”.
Questo per citare solo un paio di occasioni.

Arriviamo al Consiglio comunale del Novembre 2016, dedicato sulla scadenza della “fideiussione” che il Comune aveva sottoscritto nel 2007 con Banca Carige a garanzia della partecipata SVP e di cui ora la banca chiedeva la liquidazione (in realtà fideiussione è un termine improprio, in quanto si trattava di “garanzia di pagamento sullo scoperto di conto”). L’indagine del Consigliere Chiappini su quanto fino ad allora resogli disponibile o molto faticosamente reperito (documenti fino a dicembre 2015) è giunta al termine, e lo ha portato ad avere tutti gli elementi in mano per la discussione.
In quella sede quindi, Chiappini può snocciolare tutti i punti critici, corredati di dati di fatto e numeri ufficiali, oggi riconosciuti dalla Corte dei conti.
Clicca sulle immagini per leggere il testo dell’intervento agli atti del Consiglio comunale (la registrazione vocale è archiviata sul sito on line del Comune nella sezione “registrazioni vocali dei Consigli comunali”):

Arriviamo all’oggi: leggiamo che i soliti “garanti delle legalità”, rappresentati dal Capogruppo in Consiglio comunale della Lega Emilio Iacopi, si riempiono la bocca con frasi ad effetto, proclamandosi intenzionati ad approfondire come sono stati usati i denari provenienti dal “bancomat” Sarzana Valorizzazione Patrimonio (meglio farebbero, invece, a convincere la Sindaca Ponzanelli a procedere con la liquidazione effettiva della società partecipata dal momento in cui, pur essendo in liquidazione, continua a produrre cifre negative per decine di migliaia di Euro di anno in anno, la cui eventuale responsabilità per danno erariale è oramai da due anni a carico dell’attuale Amministrazione).

Ormai siamo usi a vedere come le esternazioni di questi “garanti” finiscono nel nulla di fatto. Per fortuna a monte di questo nulla c’è il lavoro di altri, riconosciuto dalla Corte dei conti. Noi sì che siamo in grado di dettagliare i movimenti del “bancomat SVP”, sia in entrata che in uscita, che il Comune ha così spregiudicatamente utilizzato, e mettere a disposizione la “cifra” del “buco finale” che il Comune stesso sarà costretto ad appianare. Così come c’è chiaro il “nulla che si è riusciti a sapere” circa il suo utilizzo da parte della Società partecipata.

Nel 2007 SVP, grazie al famoso “scoperto di conto garantito dal Comune di Sarzana”, percepisce da Carige 6.500.000 € con cui – udite udite – compra dal Comune di Sarzana due proprietà : il “vecchio Mercato ortofrutticolo” e un “appezzamento di terreno di Tavolara”.
Schematicamente: Comune garantisce SVP presso Banca, Banca dà soldi a SVP, SVP dà soldi a Comune in cambio di 2 proprietà.

Forse, il mero contabile che stava dietro a tale schema contava solo di dare un anno o due di respiro alle casse comunali, strette nella morsa del Patto di stabilità imposto dallo Stato. Ma si sa che l’occasione fa l’uomo… goloso, e i politici locali in fatto di gola non si sono tirati indietro.

Nell’aria euforica c’è la prospettiva, per i geni locali, di mettere a frutto entrambe le proprietà: il vecchio mercato diventerà il magniloquente fulcro di un’opera pubblica fatta di torrette e cotillons all’interno del progetto Botta, l’area di Tavolara una mega area di Capannoni artigianali di cui non si sentiva la mancanza (si ricordino di ciò coloro che hanno criticato l’associazione civica Sarzana in movimento per non avere stretto una mefitica alleanza con questi soggetti in occasione delle ultime elezioni comunali).

Ma qualcosa va storto: la crisi, intravista dai piccoli uomini e donne della strada che erano i membri del Comitato Sarzana, che botta! ma non dai nostri geni, pone fine al sogno edilizio (ma, per uno strano volano politico, non alle poltrone).

Alla data del 31 Dicembre 2010 (anno dell’ultimo trasferimento di somme da SVP al Comune per l’acquisto delle due proprietà) nei bilanci comunali sono stati versati solo 5.350.000 € , mentre sono stati trattenuti dalla società 1.250.000 € dei 6.500.000 € originari.

1,250.000 € lasciati in carico al Comune, che dovrà  compensare con proprie risorse, al netto di ulteriori debiti sotto descritti e dei saldi negativi che continuano a crearsi per la mancata liquidazione della società. Non solo: il Comune dovrà pure regolare anche la proprietà della porzione di terreno invenduto nell’area di Tavolara.

Ecco più in dettaglio nomi e numeri:

di fatto, per “aggirare” le normative in essere sugli autofinanziamenti degli Enti Comunali, la società Sarzana Valorizzazione Patrimonio è stata utilizzata come “bancomat” da parte della Amministrazione comunale a guida della Giunta Caleo. Di quella Giunta faceva parte l’ex Sindaco Cavarra che, in qualità di Assessore al Bilancio, non poteva non conoscere da dove venivano e come venivano utilizzati quei soldi. I movimenti in entrata ed uscita sono infatti registrati nei vari bilanci di cui riportiamo il dettaglio, anno per anno, dal 2007 al 2010 compreso:

Alla data del 31 Dicembre 2015 (a fidejussione scaduta) gli interessi pagati per questa “genialata” che nulla ha fruttato sono stati 902.877,95 €,

mentre la somma residua di capitale ancora dovuta alla banca era di 1.534.673,26 € .

Da qui la “transazione”, o forse sarebbe meglio dire la “conciliazione”, con la banca e la rateizzazione senza interessi in pagamenti da 300.000 € l’anno (una banca che “concilia” o “transa” un credito con un ente pubblico rateizzandolo e regalando gli interessi?).
Ed ecco che il danno per il Comune arriva almeno a circa 2.800.000 € (1.250.000 € non versati dalla società al comune per l’acquisto degli immobili +  1.550.000 € per la “transazione” del debito ancora in essere con la Banca), salvo ulteriori verifiche da sommare per gli anni dal 2016 in poi e per altre perdite contabilizzate a bilancio della partecipata SVP.

Notiamo, poi, che la somma “trattenuta” da SVP di 1.250.000, rispetto ai 6.500.000 € dovuti al Comune per l’acquisto dei due immobili, è superiore a quella per le spese sostenute per interessi e commissioni dovute alla banca di circa 350.000 € e sarebbe interessante sapere come sono stati utilizzati dalla società dal momento in cui la stessa non ha praticamente “mosso” nulla.
Pure in questo caso, come per tutte le atltre società partecipate dal Comune, non è mai stato effettuato il “controllo analogo” previsto dal T.U.E.L. (Testo Unico degli Enti Locali), che è legge e che impone controllo e verifiche dettagliatissime da parte dell’ Ente, sia per la parte gestionale/operativa che finanziaria, e massima trasparenza fino alla relazione puntuale al Consiglio comunale.

Quello che ancora va evidenziato è che, per abbattere gli interessi (che aumentavano di anno in anno il “buco” e le perdite della partecipata), il Comune decise, nel 2012, in concomitanza col fallimento del progetto Botta, di riacquistare l’immobile del vecchio mercato al prezzo di 5.400.000 €, venduto per 4.800.000 €,  ovvero con un’ulteriore perdita di 600.000 €.
Ma da dove sono arrivati questi soldi? Forse dagli oneri di urbanizzazione del progetto Botta? Se così fosse l’ Amministrazione si è bruciata pure i soldi per le opere di urbanizzazione del progetto a suo carico.

Ecco che, a questi punti, visto che su SVP il grosso del lavoro e della denuncia l’hanno fatto altri, forse i “soliti garanti della legalità” farebbero bene a convincere l’ Amministrazione a verificare altri lati oscuri su cui è calato il silenzio. Ed esempio:
– la legittimità dei permessi rinnovati al “progetto Botta” e la situazione dei finanziamenti pubblici eventualmente già ricevuti (mai sia detto che il Comune debba pure renderli perché le opere pubbliche – ad esempio i 33 appartamenti finanziati – non sono state fatte) e la situazione degli oneri di urbanizzazione,
– perché l’altro mega progetto di 11 capannoni sul terreno di Tavolara non sia andato in porto e perché tuttavia siano stati spesi soldi pubblici per il rifacimento di una parte della strada che, per ora, ha dato vantaggio solo ad un insediamento privato appena oltre il confine col Comune di Castelnuovo Magra.

Dopotutto Sarzana Valorizzazione Patrimonio è legata a doppio filo con questi due progetti.

Se ne han voglia, agli atti del Comune della passata consigliatura, nei nostri interventi nei Consigli comunali, nelle nostre interrogazioni ed accesso agli atti, c’è parecchio su cui lavorare.

Sarzana 6 Ottobre 2019
Associazione civica Sarzana in movimento.

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